"La laicità (dello Stato) è oggi domandata dagli spiriti religiosi più vivi, e per questo stesso perseguitati dalla Chiesa ufficiale." Romolo Murri, 1913.
Spesso negli incontri, dibattiti, conversazioni, articoli di giornali si ricorre, con varie accezioni, ai termini nel titolo. Credo di ricordare che, per primo, sia stato il Papa stesso o comunque un alto esponente vaticano ad usare il termine sano laicismo, subito ripreso da altri che sentivano la necessità di differenziarsi, appunto, da un non meglio identificato laicismo esasperato di cui, peraltro, vengono normalmente accreditati i radicali, secondo una delle tante caricature di cui sono vittime.
Personalmente non riesco a capire il senso di tanti sottili distinguo e credo che si tratti soltanto della solita mistificazione semantica che, nel linguaggio politichese, serve più a coprire che a chiarire. Non scomoderemo la scuola di Palo Alto per ricordare come il linguaggio può essere un modo molto efficace per non comunicare.
La frase di Murri, al contrario, mi sembra di una chiarezza ed efficacia invidiabile, anche grazie alla sua lapidaria semplicità. La laicità, dunque, non solo non è contro i credenti (tutti i credenti), non solo non impedisce ai religiosi (tutti i religiosi) di esprimere le proprie opinioni e perseguire le proprie convinzioni, ma è anzi proprio ciò che consente loro di farlo. Qualunque cosa diversa da questo non è laicismo sano o malato, semplicemente non è laicità, cioè è il suo contrario, cioè confessionalità, tertium non datur.
Dunque la laicità, in questo senso, deve riconoscere la pari dignità di qualunque convinzione, stile di vita, razza, religione, sesso, ecc., in altri termini scopriamo che laicità equivale a democrazia. Non può esistere laicità senza democrazia e viveversa, così come non ci può essere uno stato confessionale se non nella mancanza di democrazia.
Ancora una volta, come a noi radicali accade spesso, mi rendo conto di dire cose che dovrebbero essere ovvie e scontate e che invece debbono essere ribadite, per contrastare i tentativi di mistificazione che la sedicente politica nostrana è costretta a inventarsi per cercare di tenere insieme tutto in una indistinta melassa, nella quale si perdono le parole e i loro significati.
Un esempio?
Sul riformista di martedì scorso, Gavino Angius, in preda a sacrosanto sdegno e furore per i problemi nella maggioranza sulla norma contro la discriminazione sessuale, proclamava a gran voce che il "vaso è colmo" e che "ogni pazienza ha un limite", ecc. Una ferma posizione di protesta, ecc. ecc. Non contento di ciò, cito testualmente "Il silenzio del ministro Bonino e dei radicali è stato davvero troppo rumoroso", "Aggiungo che quella norma antidisciminatoria è sancita dalla normativa europea", ecc. ecc. ecc.
Il povero senatore si agitava tanto che non si è accorto che proprio mentre lui manifestava (e basta!) e si indignava (e basta!), lo stesso giorno la Commissione europea ha fatto sapere che, a seguito di una interrogazione presentata un mese fa da Cappato e Pannella, "ha già inviato a tre Stati membri (Lettonia, Finalandia e Italia) lettere d'ingiunzione relative a problemi manifesti concernenti il pieno recepimento delle disposizioni che vietano ogni discriminazione basata sulle tendenze sessuali. Si prevede che nei prossimi mesi la Commissione prenderà un'ulteriore decisione per quanto riguarda i provvedimenti per infrazione."
C'è chi assume posizioni e chi produce azioni, c'è chi chiacchera e chi agisce....
Un altro esempio?
Difficile sintetizzare la battaglia che i radicali stanno conducendo da anni, in nome della laicità, a favore dei Montagnard, una minoranza cattolica che vive in Vietnam e che viene perseguitata dal regime, nel totale silenzio di tutti e, in primis, del Vaticano che è troppo occupato a cercare concordati che garantiscano il suo potere. Per brevità e per chi volesse approfondire, eccovi un link utile http://www.radicali.it/view.php?id=89191
Le caricature e le mistificazioni hanno le gambe corte, anche se, come sappiamo, per scoprire che il Re è nudo ci vuole la semplice lucidità di un bambino.
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1 commento:
Non si può non condividere il tuo intervento, Adelio.
Ma devo comunque farti due rilievi:
1) In questo tipo di società, impropriamente detta "della comunicazione di massa" (il termine improprio è "comunicazione", evidentemente!), tutto ciò che si fa ma che non viene sapientemente detto e "venduto" semplicemente non è. Più filosoficamente direi che il realmente accaduto non filtra verso la "comunicazione" dell'accaduto e dunque non esiste se non per chi ha materialmente compiuto l'azione in oggetto. Questo impone una riflessione profonda per noi Radicali. Lancio una provocazione: impariamo dalla Chiesa Cattolica che ha investito le ingenti risorse che le arrivano dai ben noti meccanismi-truffa di finanziamento proprio sulla "comunicazione" di massa!
2) L'introduzione di un distinguo tra "laicità" e "laicismo" è una sottigliezza usata ad arte per negare l'essenza della laicità. E, guarda caso, è una distinzione perennemente evocata da chi laico non lo è proprio! Anche qui è necessaria un'opera di "rieducazione culturale" che spazzi via i frutti avvelenati della propaganda confessionale che ha obnubilato le coscienze della gente. Per esempio: chi ha il coraggio di dire a voce alta oggi che un vero cristiano dovrebbe essere anzitutto laico prima ancora che credente?
Aggiungo una considerazione a proposito di Piergiorgio Welby: non avete notato la confusione voluta tra "accanimento terapeutico" ed "eutanasia"? E quella tra "omosessualità" e "pedofilia"? Qualcuno ha ancora dei dubbi sulla fondamentale importanza del linguaggio che si usa per descrivere (o negare) un fenomeno?
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