Non mi iscriverò a questa classe, mi spiace cari Luca e Riccardo, io andrò con Simone fuori dalla porta a fumarmi una sigaretta e a spiare il bagno delle ragazze... :-)
Cercherò di spiegare il motivo.
Intanto, la scuola che io ho frequentato mi ha insegnato a distinguere i problemi, essendo consapevole dei rischi che si corrono quando si sovrappongono temi diversi in un'unica argomentazione: era la tecnica dei gesuiti (altro che paparatzi!) per disorientare l'avversario.
Tre sono i temi affrontati nel post precedente ed è bene trattarli separatamente: la risposta
politica alla mossa del papa, la risposta
mediatica e il problema, non della
comunicazione, ma della
propaganda.
Tralascio il primo per... amor di patria ed anche perchè è talmente ovvio che non merita spreco di parole.
In quanto al secondo, beh, dire, tra noi radicali, che in Italia c'è un problema di informazione, davvero è scoprire l'acqua calda... Denunciamo da sempre, parlando di "caso Italia", di "partitocrazia", il fatto che l'informazione sia funzionale ad un sistema non democratico che lede il diritto, non tanto all'espressione di chi non è funzionale ad esso, quanto, soprattutto, del cittadino di essere informato, di conoscere per deliberare. Gli esempi sono innumerevoli, voglio solo ricordare qui la frase di un membro della (cosiddetta) commissione di vigilanza RAI, non ricordo il nome, ricordo che naturalmente era un comunista o ex o post, il quale disse, testualmente, che i radicali non erano "notiziabili" e tali siamo rimasti.
Immaginate che cosa sarebbe successo se la geniale operazione papale fosse stata considerata non notiziabile: semplicemente niente, nessuno l'avrebbe saputo, non sarebbe esistita. In Italia, la mancanza di democrazia è anche dimostrata dal fatto che non è la notizia che fa l'informazione, ma l'informazione che fa la notizia.
Se vogliamo poi parlare di media alternativi a giornali e televisione, mi pare proprio che non dobbiamo prendere lezioni da nessuno: ci siamo inventati una radio che è quello che è, non lo devo dire a dei radicali. Ma non solo, quando ancora non esisteva windows ed in Italia a navigare in internet eravamo solo qualche centinaio, una delle prime BBS che consentivano l'accesso alla rete era "agorà" ed era dei radicali. Ci siamo inventati, per primi, il partito on line ed anche le elezioni on line. Il fatto è che... nessuno lo sa, non siamo notiziabili. Per inciso, ci siamo inventati anche i bavagli che i ciellini hanno usato alla Sapienza: chi deve imparare da chi?
E la propaganda? Beh anche qui ci dobbiamo intendere. Andare a lezione dal papa? Ma, da questo punto di vista, anche lui è un dilettante. Io, fossi in voi, andrei direttamente a lezione da Goebbels il primo, vero (voi direste) grande comunicatore, un vero professionista (dico io) della propaganda. Sosteneva, il maestro, che la differenza tra una verità e una menzogna consiste, sostanzialmente, nel numero delle persone che ci credono... Geniale!
Personalmente, preferisco un punto di vista un po' diverso. Considero i mezzi della prassi politica non come giustificati dai fini ma, al contrario, come prefiguranti i fini; e la propaganda è uno, appunto, di tali mezzi. In questo senso, mi scuserete se mi piace sedermi sui banchi di un'altra classe, con un altro Maestro: Gandhi quando sostiene che la migliore propaganda è l'esempio: "cercate di diventare il cambiamento che vorreste vedere realizato nel mondo".