Quanto accaduto in questi giorni dovrebbe imporci delle riflessioni, soprattutto a noi Radicali. Una volta questi colpi di scena erano a nostro vantaggio, oggi li usa magnificamente la Chiesa Cattolica. Ma ripercorriamo i fatti per sommi capi:
Il Rettore della più grande Università italiana sente il bisogno -inspiegabile- di invitare Papa Ratzinger all'inaugurazione dell'Anno Accademico.
Alcuni professori e alcuni studenti inviano una lettera al Rettore nella quale, citando la citazione di un autore anarchico fatta dal suddetto Papa Ratzinger sul caso Galilei, fanno notare come egli sia la personalità meno indicata a presenziare tale avvenimento, date le note e pubbliche posizioni antimoderne e antiscientifiche espresse a più riprese. Inoltre facevano notare il valore simbolico di tale presenza, che avrebbe potuto essere interpretata come un cedimento della Scienza verso posizioni aprioristicamente fideistiche.
A questo punto avviene il colpo di scena: con un'abilissima mossa, Papa Ratzinger fa sapere pubblicamente di non potersi più recare alla Sapienza perché la sua incolumità fisica non sarebbe sufficientemente tutelata dallo Stato Italiano e perché la sua presenza avrebbe provocato disordini. Inoltre, il Papa-Re denuncia il silenzio delle istituzioni italiane di fronte all'"aggressione" e all'agguato che gli avrebbero ordito all'Università romana.
Esplode il finimondo: tutte le personalità istituzionali, politiche, intellettuali si affiancano al Papa "violentato" ed escluso. Parte una formidabile campagna mediatica che trasforma il lupo in agnello: il Papa diventa la vittima di una odiosa censura "laicista", i cattolici -in testa gli studenti di Comunione e Liberazione- gridano allo scandalo per la mancanza di libertà. Arrivano persino a mostrarsi imbavagliati per testimoniare il loro sdegno.
Come sempre, le voci dissidenti si contano sulla punta delle dita di una mano mentre il tam-tam si amplifica al punto da dimenticare l'origine e la natura stessa della querelle.
Risultati: il discorso del "censuratissimo" Papa Ratzinger viene pubblicato da quasi tutte le testate nazionali, su tutti i media c'è un diluvio di dichiarazioni ecclesiastiche o di filo-ecclesiasti.
Ma il peggio arriva poco dopo: Ruini, vecchio ma furbissimo Richelieu dei nostri giorni, lancia il sasso di trasformare l'Angelus di domenica in una manifestazione di solidarietà al Papa, salvo poi ritirare la mano precisando -e facendo ripetere all'esasperazione- che l'Angelus non deve trasformarsi in manifestazione politica. Ottenendo il doppio vantaggio di pubblicizzare a dismisura l'iniziativa e incassando l'adesione massiccia di politici, intellettuali, personaggi pubblici, tutti "laicamente" a difendere la libertà d'espressione del povero Papa imbavagliato! Nel frattempo i movimenti cattolici si mobilitano per inviare massicce quantità di fedeli da mostrare alle telecamere di tutto il mondo.
Infine, colpo di scena finale e débacle definitiva per i laici di questo martoriato Paese, il Rettore della Sapienza, alla cerimonia di inaugurazione dell'Anno Accademico (blindata agli studenti contestatori e impreziosita dalle dichiarazioni filopapiste di tutti i politici presenti), annuncia un nuovo invito a Papa Ratzinger. Che, questa volta, è certo che accetterà.
Non bastava la batosta del referendum sulla legge 40 a far capire a chi vuol difendere la laicità in questo Paese che la strategia dello scontro frontale non è vincente contro questo mostro che è l'attuale Chiesa Cattolica? E che oggi paga solo il vittimismo del carnefice? Ancora non abbiamo capito che vince solo chi ha compreso fino in fondo le leggi della comunicazione di massa (e chi ha dirigenti tra giornali, radio e televisioni)??
Consiglio di lettura: "Il lupo e l'agnello" di Fedro.
Meditate gente, meditate...
venerdì 18 gennaio 2008
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5 commenti:
Condivido pienamente. Dobbiamo avere l'obiettivo di raccogliere consensi attorno alle nostre idee, e per ottenerlo dobbiamo usare al meglio la comunicazione. Ben vengano gli esperti di questo particolare "marketing", se ci permettono di raccogliere più sostegno nell'opinione pubblica.
Non condivido pienamente. Se il problema fosse limitato all'abilità nel saper comunicare,verrebbe facilmente compensato da un'iscrizione di massa a Scienze della Comunicazione. Mi sembra piuttosto che il problema principale sia l'"accesso" ai mezzi di comunicazione. Quando infatti l'unico movimento politico italiano che difende "radicalmente" un'idea e un progetto di laicità(il nostro), viene invitato nelle trasmissioni solo dopo aver denunciato l'intero panorama dell'informazione televisiva e quindi solo dopo che il Garante "costringe" letteralmente i vari TG,Porta a porta,etc..a contemplare almeno una volta ogni morte di(questa è di pessimo gusto!)un esponente di siffatto movimento,credo non ci sfuggirà che non è solo come dovremmo comunicare, ma come vorremmo "poter" comunicare.
Inoltre quello che è successo alla Sapienza e che sta succedendo ora intorno questo "caso",secondo me è vomitevole. Se saper comunicare equivale a mentire spudoratamente e vendere un prodotto con l'inganno, mi tengo con orgoglio la mia arcaica tessera radicale,l'unica che mi permette di comunicare cosa sono e cosa voglio a questo paese di ipocriti.
Grazie Luca e Riccardo per aver aperto questo piccolo ma grande dibattito. Simone
Appunto. Il problema è: come "sfondare" con una comunicazione efficace laddove ci viene negato l'accesso? E quali mezzi possono essere utilizzati efficacemente in alternativa?
Replico qui, ma l'argomento meriterebbe un dibattito più ampio.
Mezzi alternativi alla televisione sono Internet, i giornali, la radio, e soprattutto alcune campagne pubblicitarie di grande efficacia (penso a Raul Bova come testimonial della nostra campagna contro la pena di morte, o Vasco Rossi in occasione del lancio della Rosa nel Pugno); il volantinaggio fuori dalle scuole; gli incontri pubblici; la presentazione dei libri; alcuni spettacoli teatrali, in cui gli artisti non si limitino a denunciare il degrado visibile, ma si facciano promotori delle idee (le Sabine Guzzanti, i Paolo Rossi, ecc. fanno antiberlusconismo finendo per suggerire che la risposta è o la sinistra massimalista o Veltroni, turandosi parecchio il naso per il puzzo d'incenso dei teodem).
L'elenco degli strumenti è tuttavia incompleto e accetto volentieri i suggerimenti di chiunque.
Tutto giusto, caro Ric! Il problema è che ancora in questo Paese la televisione la fa da padrone. Pure in questo siamo arretratissimi rispetto all'Europa, dove Internet sta sostituendo piano piano la "vecchia" tv. Purtroppo senza questo accesso fondamentale al massimo si può aspirare a una azione "di lungo periodo" (cioè quando saremo tutti morti, come diceva J.M.Keynes!!!), bisogna inventarsi qualcosa che scuota anche questo media.
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